PUC 6° : Insediamenti produttivi, attività agricole e Parco Vesuvio
N– Insediamenti per la produzione di beni e servizi
Obiettivo di un piano urbanistico è anche di favorire l’insediamento sul territorio d’attività produttive, adibendo allo scopo le aree necessarie. Per tali finalità è assolutamente da evitare la ripetizione degli errori commessi dai redattori dei precedenti Piani urbanistici.
Con il primo Piano, il Piano di Fabbricazione degli anni ’70, si consentiva, in base all’art. 26 del Regolamento edilizio annesso al Piano, insediamenti produttivi nelle zone E (zone agricole), nei limiti e rispetto delle norme d'attuazione del Piano Regolatore del Consorzio di Sviluppo Industriale (ASI), Consorzio che non ha mai interessato il territorio di S.Anastasia.
Con quest’escamotage, sostanzialmente illegale, e con l’abusivismo, sul territorio agricolo si è insediato di tutto: allevamenti di suini, industrie per la produzione di latticini e la concia delle olive, autodemolizioni, centri commerciali, stazioni di carico e sosta per autotrasporti, in assenza d'adeguate infrastrutture e creando una commistione inaccettabile tra residenze, agricoltura, produzione, commercio, con danni irreparabili all'ambiente in genere ed all'agricoltura in particolare, oltre alla non utilizzazione delle aree che il Piano aveva riservato allo scopo. I redattori, invece, del vigente Piano Regolatore, senza un rilievo statistico sul tessuto produttivo esistente né ricerca di mercato su prospettive future, si limitarono semplicemente a delineare sulle cartografie, distribuendole su tutto il territorio comunale, ben undici nuove aree, oltre a quelle già esistenti, da adibire ad attività industriali, artigianali, commerciali, turistiche, senza alcuna giustificazione né del numero né dell’estensione e senza considerazione alcuna per la tutela dell'agricoltura e la salvaguardia del territorio, su cui vigeva e tuttora vige un vincolo di tutela ambientale.
Per queste aree, a distanza di 15 anni dall’approvazione del Piano Regolatore, la situazione di fatto non è cambiata granché. Per due di queste, quelle denominate D5, artigianali d’iniziativa pubblica, ubicate una su Via Romani (100.000 mq) e l’altra su Via Pomigliano (70.000 mq), sono in fase d’approvazione i piani PIP (piani d’insediamenti produttivi). Le aree preesistenti già dismesse, FAG e Corderia Napoletana, sono rimaste tali, mentre un’altra (area Muroli) è stata trasformata in centro commerciale, per il resto niente. Alla luce di quanto accaduto, è evidente che non sia nell’interesse generale destinare vaste aree del territorio ad ipotetiche destinazioni produttive d’iniziativa privata, lasciando carta bianca ai proprietari circa come e quando effettuarne la trasformazione, anziché mantenerle nella loro destinazione naturale, che è la produzione agricola.
Riteniamo, di conseguenza, che sia ovviamente da confermare la destinazione artigianale delle due aree D5 d’iniziativa pubblica, di cui dovrebbe essere prossima la fase di realizzazione, e siano, invece, lasciate a destinazione agricola tutte le altre non utilizzate tuttora, tranne che non sia già in itinere la trasformazione, con un progetto approvato ed immediatamente cantierabile. Naturalmente, se negli anni a venire, esaurite le due aree D5, si verificasse la necessità concreta di doverle ampliare o di destinare altre aree ad insediamenti produttivi, si ricorrerà alle necessarie varianti al PUC.
Per le due aree dismesse, invece, abbiamo già configurato precedentemente la trasformazione dell’ex FAG in centro direzionale o centro d’aggregazione, mentre per la Corderia Napoletana, in assenza d’altri progetti, potrebbe essere acquisita dal Comune per realizzarvi, ad esempio, un polo per la manutenzione degli autoveicoli, sottraendo queste attività dagli edifici per civili abitazioni.
Restano, poi, altre due aree da riqualificare: il mercato ortofrutticolo e l’ex mattatoio comunale. Il mercato ortofrutticolo attuale non si è adeguato nel tempo alle nuove tecnologie d’immagazzinamento e movimentazione e vive di conseguenza una profonda crisi, aggravata dalla recente attivazione del grosso mercato di Volla.
Per sopravvivere deve essere costruito ex novo su un’area più vasta, modernamente attrezzato e specializzato nella commercializzazione dei prodotti tipici vesuviani. Il PSO (Piano Strategico Operativo) prevede, appunto, per lo sviluppo della Zona Rossa la creazione di un polo per l’agroalimentare vesuviano e la creazione di un marchio per la produzione d’eccellenza.
L’area dell’ex ippodromo Gianguglielmo, situata in una vasta area agricola tra Sant’Anastasia e Somma Vesuviana, si presterebbe egregiamente allo scopo.
L’area attuale potrebbe mantenere la vocazione ad area mercatale con la costruzione di un mercato comunale coperto per prodotti alimentari, da offrire in gestione ai tanti piccoli esercenti che stentano a resistere alla concorrenza dei supermercati, anche per gli esosi fitti di locazione degli immobili privati. Sarebbe un’opera meritoria di sicuro successo e facilmente ripagabile. Il resto dell’area, non coperta dell’edificio del mercato, verrebbe adibita ad area di sosta autoveicoli.
L’ex mattatoio comunale, invece, non ha alcuna possibilità di rivivere né nell’attuale immobile né altrove, occorre, quindi, destinarne l’area ad altra funzione. Nel programma delle opere pubbliche del Comune, è prevista la sua trasformazione in centro polifunzionale, nel caso che ciò non avvenisse, l’area potrebbe essere utilizzata per il potenziamento dell’Istituto Pacioli, come già accennato in precedenza. Rimanendo nell’ambito mercatale, abbiamo già evidenziato precedentemente il grosso successo riscosso dal mercato settimanale di Piazza del Lavoro o Via E. Merone. In considerazione di questo successo, che fa dedurre che ci sia ancora margine di sviluppo per questa tipologia di mercato, e per conseguire la più volte citata autosufficienza funzionale dei quartieri, sarebbe opportuno realizzare altre due aree mercatali per i due quartieri di Starza e Romani. Il successo di simili iniziative sarebbe, a nostro parere, più che assicurato.
O – Attività agricole
La risorsa agricola, che un tempo era preminente nell’economia anastasiana, è andata via, via scemando d’importanza per il prevalere d’altre attività economiche e per l’abbandono ed il saccheggio dei terreni, per far posto agli insediamenti residenziali e produttivi.
Obiettivo del PUC è di ridare valore alle nostre aree agricole, che hanno particolari caratteristiche di pregio, atte alla produzione di prodotti tipici molto apprezzati. Abbiamo precedentemente accennato alla possibilità e convenienza d’acquisire il marchio dei prodotti tipici vesuviani e creare un polo per l’agroalimentare vesuviano.
Per la commercializzazione di questi prodotti, abbiamo già previsto la delocalizzazione dell’attuale mercato ortofrutticolo, alfine di renderlo idoneo alle nuove tecnologie d’immagazzinamento e movimentazione. In questa trattazione abbiamo ridotto al minimo indispensabile la previsione di realizzazione di nuove infrastrutture ed insediamenti, al fine appunto della difesa della risorsa agricola.
Altro non può fare un Piano urbanistico, il resto spetta agli operatori del settore che dovrebbero acquisire il necessario ed indispensabile spirito cooperativo che consentirebbe loro d’unire le forze e le risorse necessarie per valorizzare i prodotti della nostra terra.
P– Parco Vesuvio
In questo quasi ventennio trascorso dall’istituzione dell’Ente Parco poco o niente è stato fatto, relativamente al territorio ricadente nel Comune di Sant’Anastasia, per favorirne la valorizzazione e la fruizione da parte dei cittadini, che hanno conosciuto solo divieti e limitazioni.
Gli slarghi panoramici esistenti, da cui si può ammirare un panorama che va da Napoli ai confini con la Provincia di Salerno, sono difficilmente raggiungibili da Sant’Anastasia se non a persone allenate ed esperte del territorio.
Ricordiamo qui che, a quota 730 m sul livello del mare, esiste uno stradello, costruito dal Corpo Forestale all’inizio del secolo scorso, che si sviluppa per tutta l’area del Parco, in tondo intorno al cono del Vesuvio, raggiunto il quale, è possibile percorrere tutta la sentieristica che l’Ente Parco sta via, via mettendo in sicurezza.
Nel nostro territorio mancano sentieri di collegamento con questo stradello. I pochi esistenti, di difficile percorribilità, terminano tra le quote 500 e 600 s.l.m. Con l’accordo e la collaborazione dell’Ente Parco, si dovrebbe provvedere al loro completamento, sistemazione ed inserimento nel sistema sentieristico del Parco.
Q– Conclusioni
Terminiamo qui questa nostra trattazione che certamente non poteva ne voleva essere esaustiva ma tesa semplicemente a focalizzare le necessità più impellenti del nostro territorio e ad aprire una discussione franca con tutti i cittadini sensibili a queste tematiche.
Questa discussione, che speriamo sia la più ampia possibile, sarà finalizzata ad evidenziare all’Amministrazione Comunale, che s’accinge, dopo ritardi, ripensamenti ed esitazioni varie, alla redazione del PUC, che la stagione in cui la stesura degli strumenti urbanistici era ad appannaggio di pochi eletti è tramontata per sempre.
Il nuovo strumento dovrà essere aperto e partecipato nel senso più ampio possibile. Articolo 6 neAnastasis Associazione Civica
Obiettivo di un piano urbanistico è anche di favorire l’insediamento sul territorio d’attività produttive, adibendo allo scopo le aree necessarie. Per tali finalità è assolutamente da evitare la ripetizione degli errori commessi dai redattori dei precedenti Piani urbanistici.Con il primo Piano, il Piano di Fabbricazione degli anni ’70, si consentiva, in base all’art. 26 del Regolamento edilizio annesso al Piano, insediamenti produttivi nelle zone E (zone agricole), nei limiti e rispetto delle norme d'attuazione del Piano Regolatore del Consorzio di Sviluppo Industriale (ASI), Consorzio che non ha mai interessato il territorio di S.Anastasia.
Con quest’escamotage, sostanzialmente illegale, e con l’abusivismo, sul territorio agricolo si è insediato di tutto: allevamenti di suini, industrie per la produzione di latticini e la concia delle olive, autodemolizioni, centri commerciali, stazioni di carico e sosta per autotrasporti, in assenza d'adeguate infrastrutture e creando una commistione inaccettabile tra residenze, agricoltura, produzione, commercio, con danni irreparabili all'ambiente in genere ed all'agricoltura in particolare, oltre alla non utilizzazione delle aree che il Piano aveva riservato allo scopo. I redattori, invece, del vigente Piano Regolatore, senza un rilievo statistico sul tessuto produttivo esistente né ricerca di mercato su prospettive future, si limitarono semplicemente a delineare sulle cartografie, distribuendole su tutto il territorio comunale, ben undici nuove aree, oltre a quelle già esistenti, da adibire ad attività industriali, artigianali, commerciali, turistiche, senza alcuna giustificazione né del numero né dell’estensione e senza considerazione alcuna per la tutela dell'agricoltura e la salvaguardia del territorio, su cui vigeva e tuttora vige un vincolo di tutela ambientale.
Per queste aree, a distanza di 15 anni dall’approvazione del Piano Regolatore, la situazione di fatto non è cambiata granché. Per due di queste, quelle denominate D5, artigianali d’iniziativa pubblica, ubicate una su Via Romani (100.000 mq) e l’altra su Via Pomigliano (70.000 mq), sono in fase d’approvazione i piani PIP (piani d’insediamenti produttivi). Le aree preesistenti già dismesse, FAG e Corderia Napoletana, sono rimaste tali, mentre un’altra (area Muroli) è stata trasformata in centro commerciale, per il resto niente. Alla luce di quanto accaduto, è evidente che non sia nell’interesse generale destinare vaste aree del territorio ad ipotetiche destinazioni produttive d’iniziativa privata, lasciando carta bianca ai proprietari circa come e quando effettuarne la trasformazione, anziché mantenerle nella loro destinazione naturale, che è la produzione agricola.
Riteniamo, di conseguenza, che sia ovviamente da confermare la destinazione artigianale delle due aree D5 d’iniziativa pubblica, di cui dovrebbe essere prossima la fase di realizzazione, e siano, invece, lasciate a destinazione agricola tutte le altre non utilizzate tuttora, tranne che non sia già in itinere la trasformazione, con un progetto approvato ed immediatamente cantierabile. Naturalmente, se negli anni a venire, esaurite le due aree D5, si verificasse la necessità concreta di doverle ampliare o di destinare altre aree ad insediamenti produttivi, si ricorrerà alle necessarie varianti al PUC.
Per le due aree dismesse, invece, abbiamo già configurato precedentemente la trasformazione dell’ex FAG in centro direzionale o centro d’aggregazione, mentre per la Corderia Napoletana, in assenza d’altri progetti, potrebbe essere acquisita dal Comune per realizzarvi, ad esempio, un polo per la manutenzione degli autoveicoli, sottraendo queste attività dagli edifici per civili abitazioni.
Restano, poi, altre due aree da riqualificare: il mercato ortofrutticolo e l’ex mattatoio comunale. Il mercato ortofrutticolo attuale non si è adeguato nel tempo alle nuove tecnologie d’immagazzinamento e movimentazione e vive di conseguenza una profonda crisi, aggravata dalla recente attivazione del grosso mercato di Volla.
Per sopravvivere deve essere costruito ex novo su un’area più vasta, modernamente attrezzato e specializzato nella commercializzazione dei prodotti tipici vesuviani. Il PSO (Piano Strategico Operativo) prevede, appunto, per lo sviluppo della Zona Rossa la creazione di un polo per l’agroalimentare vesuviano e la creazione di un marchio per la produzione d’eccellenza.
L’area dell’ex ippodromo Gianguglielmo, situata in una vasta area agricola tra Sant’Anastasia e Somma Vesuviana, si presterebbe egregiamente allo scopo.
L’area attuale potrebbe mantenere la vocazione ad area mercatale con la costruzione di un mercato comunale coperto per prodotti alimentari, da offrire in gestione ai tanti piccoli esercenti che stentano a resistere alla concorrenza dei supermercati, anche per gli esosi fitti di locazione degli immobili privati. Sarebbe un’opera meritoria di sicuro successo e facilmente ripagabile. Il resto dell’area, non coperta dell’edificio del mercato, verrebbe adibita ad area di sosta autoveicoli.
L’ex mattatoio comunale, invece, non ha alcuna possibilità di rivivere né nell’attuale immobile né altrove, occorre, quindi, destinarne l’area ad altra funzione. Nel programma delle opere pubbliche del Comune, è prevista la sua trasformazione in centro polifunzionale, nel caso che ciò non avvenisse, l’area potrebbe essere utilizzata per il potenziamento dell’Istituto Pacioli, come già accennato in precedenza. Rimanendo nell’ambito mercatale, abbiamo già evidenziato precedentemente il grosso successo riscosso dal mercato settimanale di Piazza del Lavoro o Via E. Merone. In considerazione di questo successo, che fa dedurre che ci sia ancora margine di sviluppo per questa tipologia di mercato, e per conseguire la più volte citata autosufficienza funzionale dei quartieri, sarebbe opportuno realizzare altre due aree mercatali per i due quartieri di Starza e Romani. Il successo di simili iniziative sarebbe, a nostro parere, più che assicurato.
O – Attività agricole

La risorsa agricola, che un tempo era preminente nell’economia anastasiana, è andata via, via scemando d’importanza per il prevalere d’altre attività economiche e per l’abbandono ed il saccheggio dei terreni, per far posto agli insediamenti residenziali e produttivi.
Obiettivo del PUC è di ridare valore alle nostre aree agricole, che hanno particolari caratteristiche di pregio, atte alla produzione di prodotti tipici molto apprezzati. Abbiamo precedentemente accennato alla possibilità e convenienza d’acquisire il marchio dei prodotti tipici vesuviani e creare un polo per l’agroalimentare vesuviano.
Per la commercializzazione di questi prodotti, abbiamo già previsto la delocalizzazione dell’attuale mercato ortofrutticolo, alfine di renderlo idoneo alle nuove tecnologie d’immagazzinamento e movimentazione. In questa trattazione abbiamo ridotto al minimo indispensabile la previsione di realizzazione di nuove infrastrutture ed insediamenti, al fine appunto della difesa della risorsa agricola.
Altro non può fare un Piano urbanistico, il resto spetta agli operatori del settore che dovrebbero acquisire il necessario ed indispensabile spirito cooperativo che consentirebbe loro d’unire le forze e le risorse necessarie per valorizzare i prodotti della nostra terra.
P– Parco Vesuvio

In questo quasi ventennio trascorso dall’istituzione dell’Ente Parco poco o niente è stato fatto, relativamente al territorio ricadente nel Comune di Sant’Anastasia, per favorirne la valorizzazione e la fruizione da parte dei cittadini, che hanno conosciuto solo divieti e limitazioni.
Gli slarghi panoramici esistenti, da cui si può ammirare un panorama che va da Napoli ai confini con la Provincia di Salerno, sono difficilmente raggiungibili da Sant’Anastasia se non a persone allenate ed esperte del territorio.
Ricordiamo qui che, a quota 730 m sul livello del mare, esiste uno stradello, costruito dal Corpo Forestale all’inizio del secolo scorso, che si sviluppa per tutta l’area del Parco, in tondo intorno al cono del Vesuvio, raggiunto il quale, è possibile percorrere tutta la sentieristica che l’Ente Parco sta via, via mettendo in sicurezza.
Nel nostro territorio mancano sentieri di collegamento con questo stradello. I pochi esistenti, di difficile percorribilità, terminano tra le quote 500 e 600 s.l.m. Con l’accordo e la collaborazione dell’Ente Parco, si dovrebbe provvedere al loro completamento, sistemazione ed inserimento nel sistema sentieristico del Parco.
Q– Conclusioni
Terminiamo qui questa nostra trattazione che certamente non poteva ne voleva essere esaustiva ma tesa semplicemente a focalizzare le necessità più impellenti del nostro territorio e ad aprire una discussione franca con tutti i cittadini sensibili a queste tematiche.
Questa discussione, che speriamo sia la più ampia possibile, sarà finalizzata ad evidenziare all’Amministrazione Comunale, che s’accinge, dopo ritardi, ripensamenti ed esitazioni varie, alla redazione del PUC, che la stagione in cui la stesura degli strumenti urbanistici era ad appannaggio di pochi eletti è tramontata per sempre.
Il nuovo strumento dovrà essere aperto e partecipato nel senso più ampio possibile. Articolo 6 neAnastasis Associazione Civica