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ORGANIZZAZIONE URBANISTICA DEL TERRITORIO
(Continua da articolo 1)
D – EDILIZIA RESIDENZIALE
Nella tavola 4 sono riportati i dati delle abitazioni desunti dai censimenti ISTAT e la stima per il 2008.
| Anno | Abitanti residenti | Vani abitativi | Vani per abitante |
| 1951 | 15.169 | 5.702 | 0,376 |
| 1961 | 16.780 | 8.522 | 0,508 |
| 1971 | 19.378 | 12.896 | 0,665 |
| 1981 | 22.915 | 22.137 | 0,966 |
| 1991 | 27.300 | 32.527 | 1,191 |
| 2001 | 28.023 | 35.659 | 1,272 |
| 2008 | 27.512 | 36.000 | 1,30 |
Tavola 4-- Vani abitativi
L’intensa attività edilizia che si desume dalla tavola è stata realizzata essenzialmente in applicazione del Piano di Fabbricazione e con l'apporto di due fenomeni che si sono sovrapposti al Piano stesso: uno, di tipo semilegale, dovuto al trattamento riservato dal Piano al territorio agricolo, e l'altro, totalmente illegale, costituito dall'abusivismo edilizio. Poco ha influito l’attuale Piano Regolatore.
Il Piano di Fabbricazione consentiva sul territorio agricolo (Zona E) la costruzione di case rurali con indice di fabbricazione di 0,10mc/mq, di cui 0,03mc/mq per abitazione e 0,07mc/mq per pertinenze agricole, su un lotto di superficie minima di appena 3000mq. Con questa prescrizione sono stati costruiti edifici residenziali, non previsti all’atto della stesura del Piano, che nulla avevano a che fare con le case rurali, sostanzialmente illegali sia per il ridotto valore del lotto minimo di 3000mq, non compatibile con un’attività agricola autosufficiente, sia perché i volumi delle pertinenze, che dovevano essere costituiti da stalle, depositi, ecc., sono stati realizzati ed utilizzati come volumi abitativi. A queste costruzioni semilegali vanno aggiunte quelle totalmente abusive realizzate in gran parte tra gli anni ’70 e 90’ del secolo scorso.
Di queste costruzioni non esiste una statistica. Se ne può fare solo una stima indiretta in base ad una valutazione di larga massima della parte del Piano non realizzato. Abbiamo stimato, esaminando le aree rimaste inedificate, che il Piano sia stato utilizzato nella sua capacità edificatoria nella misura del 65% ca. Considerando che prevedeva la costruzione di 23.000 nuovi vani che, aggiunti a quelli esistenti o già in costruzione, avrebbe dovuto consentire il raggiungimento di una edilizia residenziale di n. 35.000 vani, valore raggiunto al 2001, si desume che la parte non realizzata dal Piano ammonti a 0,35x23.000 = 8000 ca. ed a tale valore dovrebbe assommare il totale di queste costruzioni illegali (sull'edificato censito al 2001 si può ritenere trascurabile quello realizzato a fronte dell'attuale PRG).
Il risultato pratico di tutta quest’attività è che, tra edilizia residenziale legale, semilegale, abusiva e quella di tipo economico e popolare (anche questa abbastanza cospicua), è stata data la possibilità agli Anastasiani di soddisfare ampiamente le proprie esigenze abitative. Come si desume dalla Tavola 4, il numero di vani per abitante ha raggiunto il valore di 1,309 (nel 1951 era di 0,376), che è considerato più che ottimale dagli attuali standard urbanistici. Anche la superficie media delle abitazioni, pari a 89,54 mq, come riportato dal censimento ISTAT 2001, è da considerarsi soddisfacente.
Con l’avvento della legge regionale 21/2003 non sono più consentiti incrementi delle edificazioni a scopo residenziale in quanto occorre puntare alla decompressione della densità abitativa esistente, per mitigare il rischio vulcanico. Cosa difficile a far digerire agli abitanti che aspirano a sempre nuove costruzioni residenziali. Sistemi di premialità messi in atto dalla Regione per favorire il trasferimento di abitanti in altri Comuni, al di fuori della cinta della Zona Rossa, hanno dato deludenti risultati.
Allo stato delle cose occorre convincersi che, al di là del pericolo rappresentato dalla presenza del Vesuvio, la costruzione d’altri edifici abitativi comporterebbe un ulteriore flusso migratorio verso il nostro territorio che aggraverebbe il già grave deficit infrastrutturale esistente. Difatti, l’intensa attività edilizia per uso residenziale dei decenni trascorsi non è stata purtroppo accompagnata da una corrispondente urbanizzazione d'aree per l'uso collettivo, l'istruzione, i parcheggi, il verde attrezzato. Secondo il parametro minimo di 18 mq per abitante fissato dal DM 1444/68, il complesso di queste aree dovrebbe ammontare, con l’attuale popolazione, a 495.000 mq ca. L’esistente si può stimare a non più 150.000 mq di superficie (il 30% del minimo legale).
Meglio assecondare la decompressione abitativa già in atto, quindi, ed orientare il nuovo strumento urbanistico, PUC, alla ristrutturazione del tessuto edilizio esistente, al fine d’assicurare comunque l’attività economica connessa all’edilizia e nel contempo mitigare i rischi esistenti, vulcanico, sismico, idrogeologico.
Il Piano Strategico Operativo, PSO, prevede diversi incentivi premiali, in termini di superfici, per demolizioni d’edifici residenziali con trasferimento della cubatura residenziale in Comuni all’esterno della Zona Rossa oppure all’interno ma con cambio di destinazione d’uso (senza cambio di destinazione non c’è premialità), per adeguamento ad usi diversi delle residenze, per adeguamento ai rischi esistenti, per realizzazione d’opere di salvaguardia territoriale, di servizi ed infrastrutture.
A tal fine occorre intervenire con priorità sul tessuto urbano più antico e più degradato, costituito dall’edilizia abitativa censita nel 1951, di cui la Tavola 4 riporta 5.700 vani (di questi manca una statistica di quanti siano stati ristrutturati sino ad ora), approntare un deciso piano di recupero e riqualificazione per comparto ed utilizzare con questo sia gli incentivi premiali in termini di superfici previsti dal PSO sia tutti gli altri incentivi statali per la qualificazione energetica degli edifici, per la dotazione d’impianti a risparmio energetico e d’energia alternativa, quali pannelli solari per la produzione d’acqua sanitaria e pannelli foto-voltaici, la cui installazione può essere resa obbligatoria dal Comune.
Operando in tal modo, i vecchi quartieri, oggi degradati, potrebbero assurgere a nuova vita. Gli edifici acquisterebbero grosso pregio perché unirebbero al fascino dell’antico il valore d’impianti tecnologicamente avanzati.
Per realizzare simili intendimenti è necessario un cambio di mentalità da parte degli operatori del settore edilizio, che sino ad ora hanno sempre preferito profondere le loro energie nella costruzione del nuovo, certamente più semplice da realizzare, anziché nel recupero e riqualificazione dell’esistente. Oggi occorre cambiare e puntare sul migliore utilizzo di quanto già esiste per preservare le risorse territoriali che sono limitate.
(Continua al prossimo articolo)
Articolo 2
neAnastasis
Associazione Civica
Sant'Anastasia