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17 Oct

Isola ecologica: l'isola che non c'è

Pubblicato da neAnastasis  - Tags:  #Ambiente

Con un precedente articolo l’Associazione civica neAnastasis ha già espresso le sue perplessità su come l’amministrazione comunale di Sant’Anastasia stava gestendo la realizzazione dell’isola ecologica.

 

La recente delibera di giunta (n.178 del 5 Ottobre 2010) con la quale si è ufficialmente abbandonato il vecchio progetto per proporne uno nuovo non fa che alimentare i nostri dubbi per le ragioni che seguono.

 

Prima però è opportuno riassumere brevemente quanto successo.

A settembre 2008 l’Amministrazione Provinciale di Napoli promulgò un bando per finanziare la realizzazione di isole ecologiche per potenziare la raccolta differenziata. Per partecipare, i Comuni dovevano:

1) essere dotati del piano per la raccolta differenziata;

2) essere proprietari dell’area su cui realizzare l’isola.


L’area individuata nel 2008 dal Comune si trovava in prossimità di Via Gramsci (località Boschetto), area classificata F1 dal Piano Regolatore, ovvero destinata alla realizzazione di infrastrutture residenziali (impianti sportivi, centri di aggregazione, giardini, etc). Il nostro Comune partecipò al bando ottenendo, nell’ottobre 2009, un finanziamento di 360.000 €. L’erogazione era però subordinata all’inizio effettivo dei lavori entro 12 mesi dalla data d’assegnazione (quindi Ottobre 2010), pena la revoca del finanziamento.


Come associazione civica non ci opponemmo a quel progetto perché, per quanto discutibile la scelta del sito, ci pareva importante, per l’interesse della collettività, vedere realizzato un impianto che avrebbe potuto farci fare un salto di qualità nella raccolta differenziata. Eravamo anzi preoccupati per i ritardi che si accumulavano e per questo nel mese di luglio 2010 inviammo all’attenzione del Sindaco una lettera per capire lo stato delle cose. A quella lettera (pubblicata anche su “Il Mediano”) non fece seguito nessuna risposta come, purtroppo, costume di questa e delle precedenti amministrazioni.


Come temevamo è passato esattamente un anno e non si è fatto nulla. Secondo i termini di legge il finanziamento sarebbe dovuto essere già decaduto anche se, pare, la Provincia sia disposta a dare una proroga ai comuni ritardatari pur di vedere realizzate le isole ecologiche.


Siamo così giunti all’epilogo di questi giorni con una delibera con la quale l’amministrazione ha abbandonato il vecchio progetto per presentarne uno nuovo, individuando una nuova area.

Questa seconda volta è stata scelta l’area confinante con il plesso scolastico Elsa Morante, individuata in catasto al foglio 10, part. 687.

 

Nelle motivazioni della nuova delibera si legge che la rinuncia del precedente progetto sarebbe dovuta a proteste dei cittadini e ad una diffida (pervenuta al comune nel febbraio 2010) con la quale si vietava il passaggio attraverso una strada privata che porta all’area di proprietà comunale.

L’intera faccenda si presta ad una serie di osservazioni e presenta spunti per nutrire serie preoccupazioni in materia di trasparenza.

In primis, non ci risulta nessuna forma di manifestazione pubblica di dissenso. Non escludiamo che qualcuno abbia protestato ma si sarà trattato di singoli o di pochissime persone. Ci sembra però strano che per questo non si sia realizzato un’opera di pubblica utilità. Ciò poi costituisce un precedente molto pericoloso per il futuro perché dobbiamo aspettarci che nuove proteste, magari ben motivate, possano bloccare anche il nuovo progetto.

 

Per quanto riguarda la seconda questione (la diffida) non si capisce perché il Comune non abbia resistito alla lettera di interdizione per l’accesso al fondo in questione. L’istituto della servitù prediale (art. 1027 e seguenti codice civile) garantisce l’accesso ad un fondo attraverso altrui proprietà. Insomma, entrambe le motivazioni ci appaiono estremamente deboli e, per giunta, giungono con grande ritardo (a cinque mesi dall’insediamento della nuova amministrazione).

 

Viene naturale pensare che quel progetto sia stato rimosso per accontentare persone politicamente vicine al Sindaco.

 

A parte queste considerazioni, ancor più grave ci sembra la procedura adottata per individuare la nuova area.

Nella delibera non si accenna a nessun criterio tecnico e oggettivo per individuare proprio quell’area.

Se già la scelta dell’area in località Boschetto non poteva certo dirsi felice, con la nuova delibera si rasenta la follia. Un’isola ecologica, pur presentando un basso impatto ambientale, rimane pur sempre un impianto industriale, un luogo cioè dove vengono stoccati e pre-lavorati rifiuti di ogni genere tra cui l’umido (maleodorante) e, in caso di crisi, anche rifiuti tal quale.

La scelta di collocare un impianto del genere in un’area residenziale che da anni aspetta una riqualificazione in termini di infrastrutture (impianti sportivi, centri di aggregazione etc.) ci sembra del tutto fuori luogo. Ma la cosa forse più grave è di realizzare un tale impianto a ridosso di una scuola (Elsa Morante). A tale proposito ci pare opportuno ricordare quanto prescrive il DM 18/12/1975 (art. 1.1.4) circa l’ubicazione di una scuola: ”lontana da depositi e da scoli di materie di rifiuto, da acque stagnanti, da strade di grande traffico, da strade ferrate e da aeroporti con intenso traffico, da industrie rumorose e dalle quali provengono esalazioni moleste e nocive, da cimiteri e da tutte quelle attrezzature urbane che possono comunque arrecare danno o disagio alle attività della scuola stessa”.

Ammesso che difficoltà insormontabili abbiano bloccato il vecchio progetto (di cui sarebbe bello conoscerne i dettagli) riteniamo che si sia proceduto con molta superficialità e poca trasparenza nell’approntare il nuovo.

La crisi dei rifiuti di questi anni e le barricate dei cittadini che si opponevano alla realizzazione di qualsiasi tipo di impianto (anche un semplice impianto di compostaggio) avrebbe dovuto insegnare alla classe politica che su questa materia occorre si decisionismo ma è fondamentale il coinvolgimento dei cittadini (democrazia partecipata).

 

Siamo convinti che si sarebbe dovuto procedere aprendo un confronto allargato in tutta la società, a partire dal Consiglio Comunale che rappresenta nella sua interezza la comunità anastasiana.

 

Volendo dare un contributo alla discussione riteniamo che il nostro territorio abbia siti più idonei dove ubicare un’isola ecologica. Tra questi una delle due aree D5 previste dal PRG per i Piani di Insediamenti Produttivi (PIP), da tempo approntati. Questa sarebbe la collocazione ideale e l’occasione per avviare finalmente la realizzazione di uno di questi Piani e trasferirvi in futuro anche la sede dell’AMAV.

 

Sappiamo che questa proposta richiederebbe l’esproprio di aree (che comunque si dovrà realizzare per dare attuazione ai PIP) ma ciò si potrebbe negoziare con la Provincia e prendere i classici due piccioni con una fava.

Ci sono poi aree confiscate che sono state utilizzate per anni come discariche abusive.

 

La nostra è soltanto una delle tante proposte che si potrebbero fare se l’informazione e la trasparenza fossero disponibili a tutti. Proprio per questo riteniamo che una discussione allargata sarebbe urgente e auspicabile perché porterebbe a soluzioni condivisi e più razionali.

Invitiamo quindi l’Amministrazione comunale a rivedere i propri piani e ad aprire una discussione con il contributo del Consiglio Comunale e della cittadinanza.


Pensare invece di imporre un piano così discutibile avendone liquidato uno già disponibile ci potrebbe portare in un pantano, e soprattutto farci perdere definitivamente un finanziamento così prezioso per la nostra comunità. Associazione civica neAnastasis

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neAnastasis è un'associazione civica attiva a Sant'Anastasia per sollecitare, promuovere e tutelare la partecipazione attiva e democratica dei cittadini alla vita amministrativa e sociale.