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21 Nov

PARCO DEL VESUVIO: Come scegliere un Presidente (e un Consiglio Direttivo)

Pubblicato da neAnastasis  - Tags:  #Documenti

 CDP_LOGO-216x71.jpgAll’approssimarsi della scadenza del mandato del prof. Ugo Leone si nota già un certo movimento del personale politico locale per ben posizionarsi in attesa dello sprint finale. Le ambizioni dei singoli sono sempre legittime, non è detto però che esse coincidano con il bene comune. Qualche mese fa “cittadini per il Parco” ha reso pubblica una lettera aperta al Ministro Orlando nella quale auspicavamo che vi fosse da parte sua una scrupolosa opera di ascolto del territorioe quindi di tutte le sue espressioni, partiti, associazioni, movimenti, comitati, amministratori, amministrati, prima di procedere alle nomine di sua competenza. Alla lettera Orlando non ha risposto, ma il nostro auspicio rimane tale e cioè che nella nomina del Presidente e dei 4 membri del Consiglio Direttivo (gli altri 4 devono essere nominati dalla Comunità del Parco, quindi dai Sindaci), il Ministro voli alto e tenga conto effettivamente dello stato delle cose (grave) e di quello che occorre per risollevarci. Non che i problemi del Parco si risolvano solo con delle buone nomine, ma, certo, senza una direzione politico – strategica dell’ente all’altezza del compito, non si va da nessuna parte.http://www.parchipertutti.it/public/img_parchi/vesuvio_big_00Vesuvio.jpg

Il profilo del nuovo Presidente

Tracciare un profilo del candidato può forse apparire un esercizio inutile, se non inconcludente, e si rischia senz’altro di essere generici ed evanescenti, ma come “cittadini” ci prendiamo questo rischio, convinti, come siamo, che attenersi ad un profilo per la scelta del nuovo Presidente, possa servire, se non altro, ad evitare clamorosi errori.

Cominciamo a porci la classica domanda, molto in voga: il nuovo Presidente ha da essere un “tecnico” o un “politico”? Un esperto di politiche ambientali o un profondo conoscitore delle comunità locali, del tessuto sociale ed economico dei comuni del Parco? Un uomo che abbia comprovate capacità di gestione di macchine organizzative complesse e dei rapporti con le pubbliche amministrazioni o uno studioso, uno specialista di tematiche ambientali di chiara fama?

Una terza possibilità

Ridurre la “cerchia” dei possibili candidati ad un politico di professione o ad uno studioso, è ovviamente, un artificio dialettico. Nulla vieta che il prossimo Presidente possa essere un “uomo pubblico” che venga dalle fila dell’associazionismo ambientalista e civico o dal mondo del lavoro e dell’impresa. Non sarebbe certo la prima volta che per ricoprire incarichi simili si “pesca” tra persone provenienti da questi mondi. Per questa tipologia di candidati valgono le stesse raccomandazioni fatte per il candidato “politico” e per quello “tecnico”.

Il candidato “politico”

Se il nuovo Presidente dovesse essere un “politico”, nulla osta, ma dovrebbe  essere un politico di spessore, di caratura nazionale, anche perché un politico “locale” alla Presidenza altererebbe inevitabilmente gli equilibri all’interno del Consiglio Direttivo, dopo che il recente Dpr 16 aprile 2013, n. 73 ha ridotto il numero dei consiglieri da 12 a 8 più il Presidente, pareggiando la componente dei membri nominati dalla Comunità del Parco (Sindaci o loro delegati) che passano  da 5 a 4 alla componente di nomina ministeriale che passa da 7 a 4 membri.  La nomina di un politico “locale” alla Presidenza rischierebbe di trasformare il Parco da ente nazionale a ente sub – regionale esponendolo al rischio del prevalere della somma degli interessi delle amministrazioni locali, le quali, peraltro, in questi anni hanno mostrato di “interpretare” il Parco solo come una occasionale fonte di finanziamento e non certo come un progetto comune. Ovviamente il Presidente “politico” dovrebbe avere un curriculum coerente con la missione istituzionale dell’ente che si candida a dirigere e rappresentare, e poter annoverare tra le sue esperienze di governo significativi successi nel campo delle politiche ambientali, verificabili e incontrovertibili, e, viceversa,  non avere scheletri nell’armadio sul piano delle politiche di tutela né essersi dimostrato nella sua attività politica superficiale o lassista su questo piano.

Il candidato “tecnico”

Viceversa se la scelta dovesse cadere su un “tecnico”, su un esperto di tutela ambientale o di sviluppo sostenibile, un uomo di cultura, un intellettuale, il prescelto dovrebbe poter annoverare nel suo curriculum anche una qualche esperienza di gestione di macchine organizzative pubbliche ovvero concrete esperienze di “governo” di istituzioni culturali. Insomma dovrebbe essere un uomo o una donna che sappia cosa significa gestire un ente e rapportarsi alla pubblica amministrazione e dotato di buone capacità “politiche” di relazione.

Alcune domande per gli aspiranti Presidenti (e per il Ministro che li deve valutare)

1) il nuovo Presidente deve essere uno “sviluppista” oppure uno che pensa esclusivamente alla tutela? Come sa chi ci segue, per “cittadini per il Parco” questa è una falsa dicotomia, in quanto riteniamo che tutela e sviluppo si tengano necessariamente e che non si debbano “allentare i vincoli” (tendenza questa generalmente dei Presidenti “politici”) per promuovere lo sviluppo ma che “i vincoli sono una risorsa” e che si possa con creatività e buona managerialità mettere a reddito il patrimonio ambientale e naturalistico. Sul punto, tuttavia, ci piacerebbe molto che il Ministro valutasse con attenzione il profilo dei potenziali candidati. 

2) Quale modello di governo del Parco ha in testa il candidato alla Presidenza? Come “cittadini per il Parco” abbiamo più volte sottolineato la “solitudine istituzionale” in cui l’ente Parco ha vissuto in questi anni. La mancata partecipazione dei sindaci nel Consiglio Direttivo, il ruolo inesistente giocato dalla Comunità del Parco (l’insieme dei Sindaci), il rapporto con l’ente Parco ridotto alla occasionale spartizione di fondi pubblici mal spesi (vedi recente vicenda dei fondi PIRAP). 

Un disastro. A cui si è aggiunto un rapporto insufficiente e occasionale dell’ente Parco con le espressioni più  vive della società vesuviana – associazioni, comitati, imprenditori -  che avrebbero invece potuto dare un contributo di idee e proposte per la adozione di politiche più efficaci e anche un contributo operativo. Per colmare questo vuoto “cittadini per il Parco” ha già sottoposto alla attenzione del Presidente e del Consiglio Direttivo uscente quattro proposte di regolamento per la istituzione di altrettante Consulte, previste dallo Statuto dell’ente, ma fino ad ora mai attuate. Il candidato alla Presidenza del Parco cosa pensa a questo riguardo e che modello di governance dell’ente ha in mente?

In conclusione

Se il nuovo Presidente dovesse essere un politico, auspichiamo che sia un politico “non autoreferenziale”, capace di  ascolto e di dialogo con le forze sociali, autenticamente ambientalista, con un curriculum che parli chiaro in tal senso, con una chiara idea di sviluppo sostenibile del Parco, senza tentazioni e cedimenti ad “allentare i vincoli”.

Se invece il nuovo Presidente dovesse essere un esperto di tematiche ambientali, un intellettuale, uno studioso, ebbene dovrebbe  essere un uomo pienamente  consapevole che per proteggere il Parco bisogna anche svilupparne la componente economica, farlo vivere dai cittadini e farlo fruttare. E inoltre dovrebbe essere un candidato con capacità “politiche” di gestione dei rapporti sociali e istituzionali, capace di ascoltare il territorio e di sviluppare un modello di governance del Parco “allargata”.

Come “cittadini per il Parco” vigileremo e torneremo ad incalzare il Ministro perché le sue scelte si muovano lungo queste direttrici di pensiero.

 

Il coordinamento di “cittadini per il Parco”

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